June 5, 2010:

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Le dita cadono sempre più piano sui tasti. Ciò che mi è stato donato è equivalente solo a ciò che mi è stato tolto. Era tutto troppo grande e troppo bello, e quindi impossibile. Stanotte mi sembra quasi che ci sia una logica crudele in questo, una sorta di equilibrio tutto mio nella caduta. Domattina, quando mi sveglierò nella luce, sembrerà solo tremendo e ingiusto - come di fatto è.

Ma non ci si può fare nulla, a quanto sembra - e a quanto sembra non importa a nessuno, perché tutti lo danno per scontato.
Tutti danno per scontato che una luce si accenda, che una luce si spenga. Immagino abbiano ragione, e forse per questo i loro lacci non si rompono: ma io persevero nel torto: non c’è niente di scontato in tutto questo. Niente. C’è sempre e solo meraviglia, e il suo converso - la perdita della meraviglia. Si dice che non conosci ciò che possiedi finché non l’hai perso. Lo ripeto: per me non è stato così. Non è così. Perché non ho dato per scontato un solo istante di noi, ed è per questo che il mio canto è pieno di ma: di avversative, di nemici.

"E insomma".
Superare, si supera quasi tutto. Dimenticare, invece, è una parola disumana: è una parola troppo grande per essere contenuta in questo spazio, in questa stanza, in questa vita - mentre fuori il vento di giugno scuote i ragazzi in bicicletta e la sagra di paese, addormenta l’hinterland nella vastità della pianura, la notte di festa brucia come un ramo, e da qualche parte, da qualche parte, qualcuno come me scrive queste righe.

giorgio fontana