November 3, 2009:

Permalink: E con un colpo di spazzola ai capelli riescono a mettere su una faccia per andare a lavorare. Dove, con l’umiltà di chi è grande veramente, diranno che “non siamo più brave e intelligenti, ma siccome abbiamo molte cose da fare sappiamo organizzarci meglio con il tempo”.

riccardo rossi, donne che sanno dire no

November 3, 2009:

Permalink: Alleanza Nazionale, nella persona di Agostino Ghiglia, chiede al sindaco Chiamparino (sindaco di una città che ha ospitato le Olimpiadi invernali) di far smettere di nevicare […] bombardando le nubi con una speciale miscela chimica prima che queste riescano a distillare i fiocchi di neve. Motivo? Risparmiare soldi nell’operazione spazzamento.

un po’ di cronaca subalpina: an propone a chiamparino di sparare nelle nuvole per non far nevicare.

ghiglia… ma fa nen fiucà

November 3, 2009: ma fossero solo i bellimbusti

tendenzialmente intrattengo rapporti superficiali

e vado a zonzo con la mia faccetta rassicurante

così nessuno si accorge che invece sono pieno di menate

e tanti altri problemi che non ho mai risolto e forse non risolverò mai!

(elio e le storie tese, storia di un bellimbusto)


November 3, 2009:

Mauro Biani (via imod, skiribilla, curiositasmundi)

November 3, 2009:

Permalink: Se fondiamo la nostra preferenza per lo stato di diritto - e quindi la convinzione che non sia affatto un bene se i detenuti si impiccano e se gli avversari politici vengono fisicamente eliminati - sul fatto di provare in modo immediato sentimenti benevoli o malevoli (“provo pena”; “lo odio”), il suddetto diritto dura dieci secondi netti. Si presuppone che quella preferenza non sia fondata su stati d’animo. Poi capisco che sdoganare la pancia contro le ragioni faccia sembrare più sinceri e meno piccoloborghesi. Il punto è: che ce ne facciamo di una simile sincerità che in realtà ribadisce l’ovvio, cioè la strutturale scarsità dell’empatia e del ragionamento? Scoperto che ci viene più facile esser stronzi, abbiamo fatto qualche passo avanti? - bgeorg

a me non dispiace affatto che Diana Blefari si… - Ilenia Ferrari - FriendFeed (via xlthlx) (via curiositasmundi)

November 3, 2009: (cominciare a confrontarsi con le ragioni di quest'odio)

[…] Pasolini ucciso non si sa da chi ma si sa perché, Stefano Cucchi ucciso si sa da chi (più o meno) ma non perché. Ma proprio la terribile somiglianza delle immagini risponde in realtà a entrambe le domande: chi? perché? Perché c’è un punto in cui l’odio la rabbia la paura, una paura che diventa ferocia e che va oltre la ferocia, non si accontentano non possono accontentarsi di togliere violentemente la vita a qualcuno. Vanno oltre. Devono andare oltre. Oltre l’assassinio. Hanno bisogno di infierire (fiere, ferocia) deturpare sfigurare scassare il corpo anche dopo l’ultimo fiato (non sappiamo ancora se sia stato esattamente così per Stefano, ma non mi stupirebbe e comunque importa poco). È quando una persona in-carna – volontariamente o no, testimonia – qualcosa di cui l’altro non riesce a sopportare nemmeno l’idea: frocio drogato comunista, siamo sempre lì, siamo ancora lì. Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte / mi cercarono l’anima a forza di botte. De Andrè. Cercare l’anima. Sinonimo di rubare, rubare l’anima. Perché la violenza di cui sto parlando solo a questo mira: cancellare l’anima (un’idea, un’identità, un valore, una diversità, un sogno…). Un paradosso che dovrebbe piacere ai cattolici, ma che piace sicuramente molto anche a me: che si possa cancellare un’anima solo cancellando un corpo, un corpo inerme e inerte che con furia cieca si pesta calcia frusta bastona. Sfregiandolo fino alla soglia dell’irriconoscibilità.

furore, piergiorgio paterlini per piovono rane

November 2, 2009: Il giovane matematico Mahmoud Vahidnia è scomparso da giovedì scorso

Lo studente che ha sfidato l’Ayatollah

via cutulisci

nessuna pietà per i corpi

giorgio fontana su nazione indiana (via marco mancassola)

November 2, 2009:

Permalink: … neppure possiamo ridurre il problema della violenza, come spesso si tenta, alla retorica minimizzante delle ‘poche mele marce’. In primo luogo, inizia a nascere il sospetto che non siano poi così poche; in secondo luogo, viene da chiedersi in quale clima, in quale speranza di impunità, in quale cultura politica queste mele marciscano. […] Impossibile pensare che le contraddizioni e le tensioni di un paese in crisi non si riflettano nelle sue forze dell’ordine, che della convivenza civile in quel paese dovrebbero essere garanzia. Esse sono come un rene sensibile che assorbe le scorie, tutti i veleni di un organismo in difficoltà. […] La macelleria genovese del 2001, madre di tutti i soprusi polizieschi, non ha mai avuto una seria rielaborazione da parte di questo paese. Eppure, a prescindere dalle opinioni politiche, ogni cittadino dovrebbe sentirsi turbato dall’idea di quegli avvenimenti. La maggior parte dei ragazzi pesantemente pestati alla Diaz o di quelli sequestrati e torturati a Bolzaneto non avevano a che fare con alcun atto di vandalismo. La violenza degli agenti fu gratuita e per questo ancora più radicale. E per chi a tutt’oggi si ostina a difendere gli agenti coinvolti, viene da pensare ci sia una sola plausibile giustificazione: il desiderio nascosto, o forse neppure nascosto, di essere stato al posto di quei poliziotti, libero di menare allegramente le mani.

come un rene sensibile. forze dell’ordine e crisi democratica, marco mancassola, il manifesto del 29 ottobre 2009

November 2, 2009:

caffeacolazione

November 2, 2009:

Permalink: Strano destino quello di Irma e Giulio: fu l’acqua a farli incontrare. Una piena e un alluvione scagliarono le loro famiglie, come sassi, in un’altra terra e infine li depositarono nell’Agro Pontino. La leggenda narra che Giulio stesse riparando il tetto di tegole rosse della sua casa e Irma passasse lì sotto accompagnando suo cugino e una mucca attraverso la via principale. Giulio guardò giù e la vide, Irma guardò su e incontrò il suo sguardo. Il martello sfuggì dalle mani di quel ragazzo magro, spigoloso e nero di capelli, tanto fu l’effetto che quella ragazza timida, schiva e allegra gli fece. Forse la mucca muggì e il cugino imprecò sottovoce, ma il tonfo del martello fu l’unico rumore di quell’incontro senza parole.

lunafragola, frammenti di vita

November 2, 2009:

sergio staino

November 2, 2009:

la rivoluzione vegetale

perché limitarsi a sognare?

November 2, 2009:

Permalink: Già da alcuni anni, sull’intera area urbana, l’asfalto delle vie e delle piazze è stato sostituito dalla vegetazione: Torino è la prima città al mondo che si trasforma in uno spazio nuovo, urbano e naturale ad un tempo.
Nelle piazze la vegetazione cresce rigogliosa, gli alberi e i frutteti hanno invaso i grandi viali: in alcune aree della città i torinesi curano i loro orti urbani.
Per le strade si vedono passanti a piedi scalzi, cittadini a cavallo, mezzi di trasporto pubblico di nuovissima generazione, rapidi e silenziosi; il fabbisogno energetico si riduce di circa il 60%, così come la spesa sanitaria pro-capite.
Nei mesi immediatamente successivi alla trasformazione, la città diventa una delle prime dieci mete turistiche mondiali, sfruttando gli ingenti nuovi flussi turistici provenienti dai paesi emergenti.
Tutto ciò, oltre a ricadute importanti sul piano dell’immagine e dell’attrattiva internazionale della città e della regione, comporta una profonda e positiva modifica nell’organizzazione della vita urbana e nello stile di vita dei cittadini, determinando una nuova percezione del rapporto uomo/città/natura e un nuovo ‘status’ internazionale per Torino e il Piemonte.
Si innescano nuove potenzialità prima sconosciute: la vicinanza stessa con una realtà così diversa, in conseguenza di una rivoluzione in fondo semplice ma davvero radicale, sviluppa nuove filosofie economiche, riconvertendo completamente le attività produttive cittadine verso indirizzi ormai lontani dall’antica vocazione industriale.

il mare a porta nuova si farà

November 2, 2009:

Permalink: La proposta è: provvedere al più presto a dichiarare beata, e poi santa, la povera ragazza Eluana Englaro uccisa, dopo diciassette anni di vita indescrivibile, e dopo lunga battaglia legale, dal padre Beppino Englaro; e prepararsi alla morte e fasulla resurrezione di Silvio Berlusconi, attuale presidente del consiglio dei ministri, negli ultimi mesi documentatamente accusato da certa stampa italiana, con il concorso di molta e prestigiosa stampa estera, di essere, né più né meno, un puttaniere, un utilizzatore di persone umane – e in grandi quantitativi – come fossero cose; prossimo alla morte politica e già avviato, peraltro, alla fasulla resurrezione come Grande Vittima e come Agnel lo Redentore dell’Italia: resurrezione che avverrà, se non sarà già avvenuta quando questa lettera riuscirà a essere pubblicata, sotto la pretesa egida di Padre Pio da Pietrelcina, come annunciato da Silvio Berlusconi stesso, e allo scopo precipuo di far fuori la chiesa cristiana cattolica terrena.

corpo morto e corpo vivo. eluana englaro e silvio berlusconi, giulio mozzi, transeuropa edizioni

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